venerdì, 28 gennaio 2005

 27/01/2004.

Out Of Time.

Oggi mi sono resa conto che non mi rendo conto...
cioè, i giorni scorrono ed io non possiedo il tempo:

il tempo che passa, il tempo passato, il tempo a venire.
io ed il tempo non ci conosciamo molto bene.
Io vado, ed anche lui, ma ognuno per la sua strada, e nessuno dei due
devia mai il percorso per incrociare l'altro.
L'orologio dice l'ora, il calendario è una serie di numeri che si susseguono,
a capodanno si viaggia e si brinda, al compleanno si festeggia con gli amici.
L'anno scorso potrebbe essere ieri, il 2020 domani. Potrebbe, davvero.

So di gente che vive cronometrandosi: chi aspetta la primavera,
chi rincorre l'estate, chi si deprime in vista del compleanno, chi in vista del Natale,
chi spera che "questo anno terribile passi presto", chi attende le prossime elezioni,
insomma... chi pensa che "col tempo" si risolva qualcosa, o qualcosa passi, o qualcosa
arrivi, o qualcosa migliori. O peggiori.

Io non ci credo. Per me il tempo è una misura e non un valore.
Non ha potere, non è niente. E' una cifra, una convenzione, un fantasma che i miei occhi
(evidentemente) non sanno vedere.
Non credo nel tempo, non aspetto tempo, non voglio tempo e non prendo tempo.
Credo, voglio e prendo.
E basta.


di opheliamillais delle 19:01
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sabato, 22 gennaio 2005

Pensavo.

Pensavo che da bambina impazzivo di gioia ad usare i mattoncini Lego... e costruire le casette con le finestre ed i camini, e le tegole sui tetti. Dopo, all'interno mettevo sempre delle persone affacciate alle finestre. Ma nel mio caso le persone erano Paperino o Topolino, perchè erano gli unici personaggi talmente piccoli da riuscire ad affacciarsi alle finestre delle mie casette di lego. E poi le mie casette le costruivo sempre su un prato verde, e sul prato c'era sempre almeno un fiore, e se mi andava bene anche un albero.

A volte nelle mie casette Lego ci mettevo una lumaca, perchè mi sembrava la casa ideale per una lumaca. A dire il vero ci ho messo pure le formiche, ma a loro non piaceva mica tanto e scappavano via veloci. Allora io, per farle soggiornare più a lungo, ci mettevo pure tante briciole, sul pavimento della mia casetta Lego. Non è che servisse a  molto. Le mie casette Lego non dovevano essere tanto confortevoli.

Penso che io da grande mi sento una casetta Lego, con le tegole colorate e le finestre che si affacciano sul giardino fiorito, all'ombra dell'albero verde. Con il prato sotto ai piedi, anche dentro la casetta. Con i sassolini di zucchero dietro la porta. Senza sedie nè poltrone, senza soprammobili o argenti.

Certe volte l'ospite non riesce ad entrarci, e mi tocca rimetterci Topolino e Paperino.
Certe volte la porta è chiusa a chiave perchè affacciata alle finestre voglio starci io.
Certe volte gli ospiti entrano da soli perchè hanno le mani della stessa dimensione della maniglia, e dopo non vanno via, perchè la mia casetta diventa anche loro.
Certe volte entra un ospite a cui la mia casetta non piace perchè non ho i soprammobili e gli argenti, ed io lo butto via dalla finestra e dopo mi affaccio per vedere se l'ho buttato abbastanza lontano.

di opheliamillais delle 20:47
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venerdì, 21 gennaio 2005

Del Capire e di Altri Dèmoni.

Ci sono parole che voglio assolutamente capire, alle quali voglio dare un senso ed una collocazione nella mia mente per poterle utilizzare al momento opportuno, perchè diventino parte di ciò che penso e non solo norme.

Ci sono persone che mi piacerebbe comprendere, alle quali vorrei avvicinare il mio essere, dalle quali desidererei avvertire il fluire spontaneo della trasmissione dei pensieri.

Ci sono incastri di emozioni che mi piacerebbe districare, per dissipare la nebbia e poterle finalmente respirare.

Ma non sempre ci riesco.
A volte, dico, le porte ti sbattono in faccia semplicemente perchè c'è vento.

di opheliamillais delle 23:24
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martedì, 18 gennaio 2005

 A qualcuno che non è.

Le nostre strade, ad un certo punto, si sono semplicemente incrociate.
Dire che sia stato amore è riduttivo: la forza dirompente dell'uragano, abbiamo sconvolto il mondo. HA sconvolto il suo mondo, ed è entrato di prepotenza nel mio. 
Quando è uscito di scena dicendo: "DEVO andare" non ci credevo. Non gli credevo. Non credevo.

Ed oggi, che di nuovo le nostre strade si incrociano, sbarro la strada all'uragano.
Perchè, prima di tutto, dovevi lasciarmi entrare dalla porta giusta. 
Forse adesso capisci.  

Qualcuno non è. Perso dietro a quello che deve essere, vinto dalla forza di ciò che deve succedere, piegato dalla volontà di chi deve decidere.  Qualcuno si trascina per il mondo, col sorriso ad illuminargli il viso, mentre allontana pensieri dolorosi per chi non è e non riesce ad essere.
Qualcuno ha tutta l'anima nello sguardo, uno sguardo denso di significati più profondi di una nera prigione.
Qualcuno tende la mano, poi la ritira veloce per paura che tu la prenda, per paura di divenire.

di opheliamillais delle 00:19
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domenica, 16 gennaio 2005
 

Le dita strette, serrate, nocche bianche per lo sforzo. La tensione, lo spasmo, nel mantenere contratto il pugno. Contenuti preziosi, che non si può rischiare di disperdere.

Appena uno sguardo, se l’angolo protetto difende persino dai voli di farfalla: piano, piano, allontanare due dita e sbirciare dentro. Solo un occhio, basta. Si, è tutto lì, come sempre. E’ tutto presente, è tutto come deve essere, come è sempre stato e come spereresti fosse sempre.

 

E poi via di nuovo, nel sole e nella pioggia. Nella tempesta, nella bufera di neve,nella quiete del mattino, nell’offuscarsi della sera: passi, corse, di nuovo passi, in punta di piedi, pestando neve, pestando merda. Ma dietro e dentro ad ogni attimo è stretta la piccola isola del tesoro.

 

A volte, da sola, la osservi. Le poni domande alle quali forse non esiste risposta, eppure la risposta è sempre lì, nei riflessi ambrati di nuovo oro, nelle scie di rubino del sangue, nel grigio inafferrabile dell’incomprensione.

 

 

di opheliamillais delle 16:47
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mercoledì, 05 gennaio 2005

Good Girls Go To Heaven
Bad Girls Go To London.
(HeppiNiùYaaaar!)

3....

2...

1..

spatacrapatapatashbadambishpumpimpamscratranpatratampampampampampam!

Dal London Eye s'innalzano maestosi i colorati e ricchi fuochi artificiali che cancellano per qualche intenso minuto il tipico grigio di "The Smoke". Volti sorridenti, anch'essi colorati d'oro e d'argento, iridati dai riflessi del cielo, sanguigni di alcool, migliaia di volti all'insù. Ad ammirare uno spettacolo lungo un anno, ad aspettare il miracolo pirotecnico, a cercare la gioia suprema, la speranza suprema... una DiVina Attesa.
La quarantenne che solleva la corta gonna ritmicamente, e ad ogni sbuffo vezzeggia "Happy New Year" al divertito passante... l'elegante signora che con tocco (di tastiera) veramente "british" si involve a mandare messaggini... il ragazzotto brillo e provolone che mi si avvicina biascicando "Hi Girl ! EeeppiNiùYàaarGherlll"... il cordone di Bobbies che faticano a mantenere un'espressione seria e distaccata dinanzi a tutto questo... i pub brulicanti di facce e di accenti, in una città straniera persino per i londinesi, a mescersi in suoni e colori per generare brindisi universali.

Smoking area/ fateci spazio sediamo con voi/ gin, blue vodka/ oddio questa calza non ne vuol sapere di star su/ smiles/ just a cigarette/ posso prendere una sedia_ma si, prego/ happy new yaaaar/ eristoffais/ la sigaretta fumata dalla cannuccia/ smiles/ another cigarette/ bobbies/ tube/ quattro passi sofferti/ bed.

Auguri!!!!

 

di opheliamillais delle 20:27
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