... ed ora per coerenza dovrei farvi vedere pure questi giorni decisamente caotici ed iperattivi di rientro al lavoro ma... ve li risparmio!
E tu, hai per caso qualcosa da dire? commenti (17)
... ed ora per coerenza dovrei farvi vedere pure questi giorni decisamente caotici ed iperattivi di rientro al lavoro ma... ve li risparmio!
REBUS:

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...A presto!
Under Pressure
Code interminabili, una fretta indiavolata che sembra esser stata iniettata in contemporanea agli affaccendati abitanti quanto agli esagitati turisti.
Macchine che suonano e sfrecciano sotto la calura estiva, finestrini chiusi per non soffocare.
Lavoro, lavoro, tanto lavoro: organizzare, preparare, anticipare i tempi perchè la prossima settimana IO VADO IN VACANZA. Eccheccavolo, non vedo l'ora.
Non vedo l'ora, si, non vedo l'ora: di staccare la spina, di spegnere il telefonino per non sentire le domande di chi non dovrebbe più porsele ma continua a pressare. Dove sei, cosa fai, "se non ti chiamo io", perchè non ci vediamo?
Perchè non ci vediamo.
Non ci vediamo perchè non stiamo più insieme.
Non stiamo più insieme perchè non riuscivamo a stare insieme o meglio perchè TU non riuscivi a stare assieme a me senza tentare di rinchiudermi nello stesso buio angolo, di schiacciarmi con le tue pretese assurde, di sbarrarmi la strada per paura del mio continuo voler crescere e cercare.
Non stiamo più insieme perchè quando lo eravamo mi facevi sentire in colpa per il mio essere viva, ed anche ora mi fai sentire in colpa per lo stesso motivo.
Non cambia nulla, dirai tu: invece cambia eccome.
Cambia perchè ho visto, ed è inutile che tenti di spegnere la luce.
E non dirmi "io ti voglio bene".
Com’è un week end Meraviglioso?

Un week end produttivo e meraviglioso, è un week end con K.
Un sabato notte trascorso nella moltitudine di gente di una città infiammata d’estate, a schivare gli assalti dei provoloni da spiaggia (riconoscibili dall’avambraccio scolpito che troneggia dal giromanica, il jeans trattenuto dalle rotule, il capello finto-ribelle-finto-domato, le infradito, ed almeno un piercing/tatuaggio.) Un sabato notte alla ricerca di un angolo di mondo in cui poter comunicare.
Così, dopo la terza caipiroska, ecco che in spiaggia, di notte, seppur col caos a pochi metri da noi, ritrovavamo il silenzio. Quel silenzio che il mare maestoso sa ricreare a suon di carezze sulla sabbia. Ed eccoci ancora una volta (occhi negli occhi, la voce fluida di alcool, il cervello acceso) a discutere il nonsenso:
di quella “esibizioneatuttiicostiâ€(divertente, per carità ), di quella rappresentazione teatrale, di crescere sognando (e tirarsi a lucido allo scopo) di trovare moglie/marito già sapendo che un giorno finiremo per odiarli a causa della noia/abitudine/quant’altro, perché è inevitabile che sia così, perché è impossibile che non lo sia…
del sogno di “realizzarsi†per mezzo di una carriera, o mettendo al mondo dei figli che diano un senso Elevato al nostro farneticare… già sapendo che quella strada non conduce da nessuna parte, perché si riavvolge su se stessa senza mai condurre altrove. E le parole corrono e scorrono, e dal punto di partenza alla fine passano km di tempo, ma nessuno se ne accorge.
Perché è inevitabile soffire di malesseri in una realtà che vive di finzioni, nella quale le cose Vere ed Autentiche vengono semplicemente relegate ai pensieri di chi, come noi, “non ci sta†ed ha deciso di combattere: perché pensiamo che chi davvero sguazza in un mondo così incredibilmente falso, chiunque riesca a recitare la sua parte tutta la vita, quello si, è da curare.
Perché le “Cose-Che-Contano†sembrano non essere degne di rispetto, mentre è degna di rispetto una carriera luminosa, una famiglia che si trascina stancamente tra lacrime e sangue sino al 50° sorridente ed orgoglioso anniversario di matrimonio, l’affermazione sociale, il potere in tutte le sue forme.
Perché noi non abbiamo tutto questo, anzi dirò di più, non abbiamo NIENTE. E il bello è che non vogliamo avere niente. Perché nulla si può Possedere, tranne gli oggetti.
Perché non ci riteniamo più o meno di altri: solo, a volte, parallele:
- Perché quello che rende felici noi è la serena emozione di osservare i riflessi sorprendenti di un tramonto vissuto col calore delle persone che amiamo, quelle che non sono lì per giudicarti o per indirizzarti “per il tuo bene†(che poi è il loro in primis), sono lì perché hanno piacere di condividere e desiderio di comunicare.
- Perché il nostro compagno è/sarà colui che vuole correre al nostro fianco, ed il cui sguardo è rivolto nella medesima direzione: colui che non vuole possederci, ma viverci. Che non vuole dominarci, ma unirsi. Colui che non si muove verso di noi per scelta, ma che ritroviamo sullo stesso nostro cammino.
- Perché l’unica tappa sociale/convenzionale che troviamo meritevole di attenzione è la morte.
- Perché quello che cerchiamo noi è la verità dietro alle finzioni: la solidità di quel che è considerato effimero, la stabilità data dall’incertezza, la serenità derivante della comprensione del dolore, il potere del riconoscimento di impotenza, la spiritualità nel rifiuto delle religioni. Se vi par poco…