Y VAMOS A LA FIESTA!!!

Ieri, gran casino qui da me.
Festa, paese in festa, vestiti a festa, bambini sulle giostre,
colori tutt’intorno, suoni di musica dal vivo, rumore di fuochi artificiali,
girandole di luci, palloncini colorati, aria spessa e fumosa di kebab e salsiccia arrosto,
bancarelle di artigianato africano, chincaglierie marocchine, abbigliamento cinese, frizzi e lazzi.
Risalivo la strada principale in compagnia di amici, come sempre intimorita dalla fiumana di gente
che ti cammina a fianco, che ti cammina incontro, che ti attraversa, che ti ruota attorno sorridendo, salutando, chiacchierando, chiamando a gran voce chi si è arenato per strada.
Mi muovevo al ritmo delle mie falcate veloci (non ho mai saputo passeggiare, solo correre o star ferma) le gambe tese nello sforzo di sfociare via dalla folla, il corpo ad accompagnare la salita, gli occhi fissi sull’oasi di aria tersa che mi attendeva, su in alto.
Eppure lui non taceva.
Dentro c’era il totale silenzio, non un suono interrompeva la quiete necessaria alla fluida evoluzione dei pensieri, non un sorriso bucava lo schermopiatto, non un saluto mi distoglieva, non un canto, un ballo, non uno strillo di bambino: uditi, visti, scivolati.
Ecco un piccolo assaggio:
Alle feste solo sorrisi e grasse risate, che se sorridessimo sempre tutti così tanto sembrerebbe il Brasile
- Agitare mano in segno di saluto -
e a camminarci in mezzo è come essere investiti da un’onda anomala felice. Io devo essere immune, non riesco a farmi contagiare. Anzi, mi piacerebbe tanto essere già arrivata…
- mostrare denti all’ex compagna di classe che non vedi da tempo -
…invece mancano ancora troppi metri. Metri lunghi per pensare a quanto sto meglio da sola e quanto male tra la gente perché mi scoppia la paranoia della diversità , a confronto
- aspettare amica rimasta indietro -
paranoia che peraltro ho imparato a superare benissimo da quando ho appreso che esiste anche gente come me, solo che quelli come me sono nascosti sotto quelli che sorridono – e valli a riconoscere, ché portiamo tutti le stesse maschere.
- far conversazione con compagni di salita in merito all’abominevole quantità di carne umana accorsa -
io però ho deciso di metterci del mio, in questa ricerca dei miei simili, e lo faccio spiattellando il mio a-quanto-pare-criticabile punto di vista non appena se ne presenta l’occasione. Coast-to-Coast, come direbbe qualcuno. Costi quel che costi.
- evitare cucciolo di uomo sopraggiungente a velocità smodata con testa rivolta all’indietro -
Del resto mi basta la ricerca, se trovo Trovo, sennò ho cercato, e cercando mi faccio vivere e mi sento viva. Questo lo ho capito, e non mollo mica:
W la ricerca, W le diversità , e soprattutto W la fine della salita.
“Vi saluto ragazzi, buon proseguimento.â€
(Home, sweet home. Silence, sweet silence)
cercherò un’altra volta, c’era troppo rumore per far sentire il mio richiamo.
E tu, hai per caso qualcosa da dire? commenti (7)











